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Che cos’è la tossina botulinica? 

La tossina botulinica è un farmaco che permette di inibire temporaneamente l’azione dei muscoli mimici del volto riducendo la formazione delle rughe da espressione. Esistono sette tipi di neurotossina botulinica (A, B, C1, D, E, F e G) derivati da ceppi del batterio Clostridium Botulinum selezionati in laboratorio. Quelli utilizzabili nell’uomo e presenti attualmente in commercio sono il tipo A (Vistabex, Vistabel, Botox, Botoxin, Dysport) e il tipo B (Myobloc e Neurobloc). Inizialmente la tossina botulinica venne utilizzata in medicina per prevenire gli spasmi neuromuscolari delle palpebre e per correggere lo strabismo, ma a partire dal 1987 cominciò ad essere utilizzata negli Stati Uniti anche nell’ambito della chirurgia estetica. In Italia l’uso della tossina botulinica è stato autorizzato dal Ministero della Sanità nel 2004 limitatamente ad un solo tipo di farmaco che si chiama Vistabex (in Italia), Botox (negli Stati Uniti) o Vistabel (in Francia), e solo per il trattamento delle rughe glabellari in pazienti di età non superiore ai 65 anni a condizione che il preparato venga iniettato da uno specialista in chirurgia plastica, dermatologia, neurologia o chirurgia maxillofacciale.

Per chi è indicato questo tipo di trattamento? 

La tossina botulinica è indicata per il trattamento delle rughe da espressione (dinamiche) della parte superiore del volto (fronte e regione perioculare), anche se il farmaco è stato approvato unicamente per il trattamento delle rughe glabellari (cioè delle rughe che si formano tra le sopracciglia).

La tossina botulinica può essere utilizzata anche per ridurre l’eccessiva sudorazione? 

Un’altra importante indicazione all’uso della tossina botulinica è la “iperidrosi”, ovvero l’eccessiva sudorazione ascellare, alle mani o ai piedi che può essere efficacemente eliminata con questo trattamento.

Come viene utilizzata la tossina botulinica in chirurgia estetica? 

La tossina botulinica viene iniettata in piccolissime dosi nelle regioni interessate mediante una siringa dotata di un ago sottilissimo.

Che tipo di anestesia viene praticata? 

Il trattamento con la tossina botulinica non richiede alcun tipo di anestesia essendo praticamente indolore. Le iniezioni di tossina botulinica vengono effettuate all’interno dei muscoli mimici e non lasciano alcun segno visibile.

Quanto dura il trattamento?

 Il trattamento con la tossina botulinica è reversibile, dura pochi minuti e non lascia postumi visibili che possano impedire l’immediata ripresa delle attività quotidiane. Questo spiega il grande successo e la rapida diffusione in campo estetico di questo nuovo trattamento.

Che tipo di risultato si può ottenere con questo tipo di trattamento?

La tossina botulinica, inibendo temporaneamente l’azione dei muscoli mimici del volto, consente di ridurre la formazione delle rughe da espressione. L’effetto di rilassamento dei muscoli mimici e di attenuazione delle rughe inizia dopo circa 4-5 giorni dal trattamento e dura circa 4-6 mesi, dopodichè è possibile ripetere il trattamento periodicamente.

  • Rughe frontali (rughe orizzontali poste nella zona della fronte)
  • Rughe interciliari
  • Rughe delle labbra (collocate intorno alla bocca)
  • Rughe e solchi glabellari (si formano tra le sopracciglia)
  • Zampe di gallina (rughe caratteristiche intorno all’occhio)
  • Rughe di espressione
  • Ringiovanimento del viso ed effetto lifting
  • Iperidrosi
  • Cefalee croniche da tensione
  • Strabismo
  • Blefarospasmo
  • Distonia cervicale
  • Spasmo dello sfintere anale
  • Disturbo della deglutizione
  • Spasmo muscolare da paralisi celebrale
  • Disordini del movimento (Invalidità quali spasticità)

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L‘acido ialuronico è una sostanza naturalmente prodotta dal nostro organismo con lo scopo di idratare e proteggere i tessuti. 

Acido Ialuronico: Struttura Chimica e Funzioni 

Dal punto di vista chimico l’viene classificato come un glicosaminoglicano. La molecola è infatti formata dal ripetersi di lunghe sequenze di due , l’acido glicuronico e la N-acetilglucosamina. Queste sostanze sono entrambe cariche negativamente e quando si uniscono tra loro la forte repulsione dà origine ad una molecola lineare, flessibile ed estremamente polare. La grande solubilità in ambiente acquoso è importante per garantire l’idratazione dei tessuti proteggendoli al tempo stesso da tensioni e sollecitazioni eccessive. Allo stesso tempo l’elevata affinità con altre molecole di acido ialuronico e con gli altri componenti della matrice extracellulare consente la formazione di una fitta ed intricata rete ad elevato peso molecolare. 

Presente anche in molti animali ed in alcuni tipi di l’acido ialuronico rappresenta uno dei principali componenti del , in particolare della sua sostanza amorfa (o sostanza fondamentale, un gel compatto nel quale sono immerse le fibre di collagene ed ). 

Scoperto nell’ dell’ ed utilizzato sin dagli anni ’70 fino a pochi anni fa questo mucolpolisaccaride veniva estratto esclusivamente da animali ed in particolare dalla cresta di gallo. Oggi all’acido ialuronico di origine aviaria si affianca quello estratto da particolari batteri. Le moderne tecniche di produzione consentono infatti la sintesi di diversi tipi di acido ialuronico con caratteristiche e campi di applicazione differenti. Funzioni dell’Acido Ialuronico

La particolare struttura chimica dona all’acido ialuronico numerosissime proprietà che lo rendono particolarmente utile sia in campo medico che estetico. La sua capacità di legare acqua ed altre sostanze da infatti origine a gel protettivi, particolarmente utili per la cute e le articolazioni. 

Stimolando la formazione di collagene e tessuto connettivo l’acido ialuronico protegge l’organismo da e batteri, aumenta la plasticità dei tessuti e garantisce l’ottimale . Ha inoltre proprietà cicatriziali ed antinfiammatorie. 

Viene ricavato facilmente in laboratorio e se si escludono isolati casi di ipersensibilità alla sostanza è privo di controindicazioni o di . Rughe ed Acido Ialuronico 

L’acido ialuronico grazie alle sue proprietà conferisce alla le classiche caratteristiche di elasticità e morbidezza. La sua concentrazione all’interno del tessuto connettivo cutaneo tende tuttavia a diminuire con l’avanzare dell’età. Se da un lato questo costante e considerevole decremento è tra i principali responsabili dell’ dall’altro l’iniezione di acido ialuronico consente di riattivare le pelli mature stimolando la funzionalità cellulare e donando alla pelle la compattezza e la lucidità perduta.

Per tutti questi motivi tale sostanza viene utilizzata con successo in campo dermatologico-estetico ormai da diversi anni. 

In particolare il trattamento a base di collagene ed acido ialuronico costituisce la base dei cosiddetti , trattamenti utilizzati per colmare e spianare le del viso. 

Il preparato viene iniettato dal medico con un piccolissimo ago appena al di sotto delle rughe da trattare. L’effetto riempitivo è variabile e dipende dal e dalla qualità e quantità di acido ialuronico utilizzato. Il risultato estetico non è permanente, a causa del progressivo riassorbimento della sostanza che rende necessaria la ripetizione periodica dell’intervento all’incira ogni 2-12 mesi a seconda dei casi. 

L’utilizzo di acido ialuronico trova applicazione anche nella correzione di altri difetti estetici. Viene infatti utilizzato molto spesso per colmare piccole cicatrici o per conferire pienezza e turgore a . In quest’ultimo caso si utilizza un preparato con una concentrazione di acido ialuronico più elevata, per ottenere un maggiore effetto volumizzante. Recentemente alcuni studi hanno dimostrato che l’acido ialuronico è coinvolto anche nei processi di proliferazione ed accrescimento di e , aprendo nuovi orizzonti nell’impiego cosmetico di questa importante sostanza.

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La mesoterapia è una tecnica di somministrazione dei per via intraepidermica, intradermica superficiale e profonda, e sottocutanea o ipodermica. Tale metodica è descritta già nel e forse era attuata nel 400 a.C. da [], ma la sua diffusione nel mondo medico scientifico avviene grazie a a partire dal . La mesoterapia è una tecnica di iniezione così descritta dal dott. Michel Pistor, suo ideatore: “un metodo per avvicinare la terapia al luogo della patologia”. Semplice nella sua concezione, richiede un’adeguata formazione per essere eseguita efficacemente.

Il vantaggio di questa tecnica consiste nel poter utilizzare dosi ridotte di principio attivo, dosi che diffondono nei tessuti sottostanti l’inoculazione e persistono per più tempo rispetto alla via di somministrazione intramuscolare, con vantaggi quali l’effetto prolungato nel tempo, il ridotto coinvolgimento di altri organi e la riduzione del rischio di eventi avversi o effetti collaterali.

Nonostante i campi di applicazione della mesoterapia in altri Paesi del mondo siano molto ampi, le principali applicazioni cliniche della mesoterapia in Italia comprendono un più ristretto numero di patologie tra cui:

• Rachialgie
• Coxalgie
• Gonalgie
• Rizoartrosi (artrosi dell’articolazione trapezio metacarpale)
• Artrosi delle mani
• Alcune affezioni algiche del piede
• Cefalee muscolo tensive
• Cervicalgie
• Periartriti scapolo omerali
• Alcune sindromi fibromialgiche
• Lombosciatalgie (low back pain degli autori anglosassoni)
• Nevralgie
• sportiva
• Lesioni contusive
• Lesioni distorsive
• Lesioni da sforzo
• Tendinopatie
• Complicanze post-traumatiche
• Arteriopatie
• Sindrome di Raynaud
• Alcune forme di degli arti inferiori
• Piaghe da decubito
• Flebolinfopatie
• Insufficienza venosa e/o linfatica cronica degli arti inferiori
• Sindromi post-trombotiche
• Flebolinfedemi
• Ulcere flebostatiche
• Eczema varicoso e ipodermiti
• Flebiti superficiali e varicoflebiti
• Cicatrici ipertrofiche e cheloidi
• Alopecia areata e seborroica
• Acne
•Panniculopatia edematofibrosclerotica (P.E.F.S.)
• Tonificazione e trofizzazione tissutale
• Antiaging
• Rughe

Per alcune patologie sopra citate la mesoterapia ha un ruolo adiuvante, per esempio nei casi di dolore moderato può contribuire a ridurre il fabbisogno di farmaci per via sistemica. Per alcune delle indicazioni sopra riportate ci sono dati clinici significativi a supporto dell’efficacia di alcuni protocolli di trattamento[], per altre i dati sono meno robusti. Queste sono le ragioni per cui la Società Italiana di Mesoterapia, attiva dal 1975, sta rivedendo criticamente i criteri di esecuzione della tecnica allo scopo di emanare raccomandazioni aggiornate sulle varie aree di applicazione. La stessa società raccomanda di eseguire questa terapia solo dopo un corretto inquadramento clinico del paziente e dopo avere ottenuto il consenso informato al trattamento stesso. Ogni variante del concetto farmacologico di mesoterapia[] non è riconosciuta dalla Società Italiana di Mesoterapia. In Italia la mesoterapia, come del resto l’, è da considerarsi un “atto medico” e per questo da somministrarsi esclusivamente a cura di personale medico.

In genere le sedute terapeutiche sono a cadenza infrasettimanale nelle prime settimane, successivamente la frequenza può essere minore. Ciò dipende dal tipo di affezione curata (medicina del dolore, medicina estetica, ecc.) e dalla risposta clinica che oggettivamente e soggettivamente viene registrata durante il follow up medico. Nel l’Académie Française de Médicine ha riconosciuto la mesoterapia come parte della medicina tradizionale ed in molti Paesi dell’Europa, degli USA e del Sudamerica questa tecnica è divenuta di frequente applicazione. Tuttavia in molti stati europei o degli USA la mesoterapia è stata suggerita per il trattamento di alcune forme di inestetismi ed in particolare della adiposità localizzata. Tale indicazione è rifiutata dalla Società Italiana di Mesoterapia in quanto rappresenta un esempio di cattiva applicazione di questa tecnica, in primis perché l’introduzione dei farmaci non è intradermica, ma intralesione, e poi perché i risultati clinici sono contrastanti.

Una ulteriore applicazione della mesoterapia è rappresentata dalla vaccinazione intradermica. Infatti alcuni vaccini sono oggi inoculati attraverso il derma: le prime applicazioni intradermiche in clinica risalgono appunto alle sperimentazioni con i vaccini.

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Cosa sono 

In medicina estetica, il filler è una sostanza iniettabile nel o nel per correggere imperfezioni della , ritoccare inestetismi del viso come o cicatrici, e ripristinare i volumi perduti. Letteralmente, “filler” significa “riempimento”: queste sostanze vengono infatti iniettate nel derma per colmare (appunto riempire) e spianare rughe del viso ed altri segni d’. Indicazioni Finalizzate dunque al ringiovanimento della pelle, le iniezioni di filler rappresentano innovative ed efficaci alternative – od un valido supporto – alla chirurgia plastica. Le punture di filler trovano indicazione nelle seguenti circostanze: • Colmare e livellare le rughe del (le cosiddette ) e della bocca; • ; • Correggere i solchi naso-labiali; • Plasmare forma e volume di zigomi, mento e fronte; • Riempire pieghe e depressioni tipiche dell’invecchiamento; • Eliminare cicatrici lasciate da acne o da interventi chirurgici.

Caratteristiche ideali  – Quali caratteristiche dovrebbero possedere i fillers ideali? 

I fillers ideali dovrebbero:

• Garantire risultati costanti, prevedibili e naturali;
• Essere economico;
• Essere indolore;
• Essere sicuro e anallergico; • Essere privo di effetti collaterali;
• Essere adatto a tutte le categorie di pazienti;
• Garantire un effetto di riempimento e di ringiovanimento di lunga durata;
• Costare poco.

Purtroppo, i fillers ideali non esistono, tuttavia, vista l’elevata richiesta di questi particolari trattamenti estetici, la ricerca in questo campo è sempre in costante evoluzione.

Tipi di fillers

I fillers non sono tutti uguali: il boom di richieste in quest’ultimo decennio ha spinto gli studiosi a ricercare fillers sempre più innovativi, efficaci e sicuri. Il è sicuramente quello più apprezzato per contrastare le
rughe ed in profondità, assicurando nel contempo un effetto “soft-” del tutto naturale. Anche i fillers al sono sostanze riempitive piuttosto ambite e richieste nel settore della medicina estetica; in particolare, le punture di collagene trovano indicazione nell’aumento del volume di labbra e nel trattamento di cicatrici chirurgiche o lasciate dall’acne. Entrambi i filler al collagene e all’acido ialuronico appartengono alla categoria di filler definiti come “riassorbibili”, poiché l’organismo è in grado di riassorbirli lentamente con il passare del tempo. Esiste, poi, un’altra categoria di filler: quella dei cosiddetti filler sintetici.

Tali filler, a loro volta, si suddividono in:

• Filler parzialmente sintetici, in altre parole, semipermanenti.
• Filler completamente sintetici, o permanenti che sono in grado di volumizzare zigomi, mento e labbra mediante l’inserimento sottopelle di vere e proprie protesi non riassorbibili.

Prima del trattamento

L’iniezione di un filler è un trattamento di medicina estetica relativamente semplice che, se ben eseguito, può portare ad ottimi risultati. Prima di sottoporsi alle iniezioni di filler è, tuttavia, necessario effettuare un colloquio preliminare con il medico specialista. Durante tale colloquio, il medico valuterà il tipo e la gravità dell’inestetismo che si vuole trattare e – in base alle sue esigenze – indicherà al paziente quale tipologia di filler è meglio utilizzare. Allo stesso tempo, il medico dovrà indagare sullo stato di salute generale del paziente, allo scopo di individuare la presenza di eventuali controindicazioni all’esecuzione delle iniezioni. Nel caso in cui lo specialista acconsenta alla somministrazione del filler, esso fornirà al paziente tutte le indicazioni necessarie e indicherà quali sono i comportamenti da seguire prima di sottoporsi al trattamento. Inoltre, per alcune tipologie di filler (come, ad esempio, i fillers al collagene), al fine di evitare l’insorgenza di reazioni allergiche, il medico può decidere di effettuare un test intradermico preliminare. Si procede inoculando una piccola quantità di sostanza nell’avambraccio, analizzando, nelle 24-48 ore successive, il modo in cui la cute risponde. Nel caso di reazione negativa (la pelle analizzata non risulta arrossata né irritata), si procede con un secondo test di controllo dello stesso filler sull’altro avambraccio. Solo nel caso in cui anche il secondo test risultasse negativo, è possibile procedere con le iniezioni di filler sul viso.

Esecuzione

Come si eseguono le iniezioni di fillers

Dal momento che non si tratta di un intervento invasivo, le iniezioni di filler vengono effettuate in regime di day hospital (studio/ambulatorio medico) e, generalmente, non richiedono alcun tipo di anestesia. Tuttavia, in funzione dell’area da trattare e in caso di pazienti particolarmente sensibili, il medico può decidere di somministrare farmaci anestetici locali prima di eseguire l’iniezione. La percezione dolorosa, infatti, varia in base alla sensibilità individuale ed è strettamente legata alla sede  in cui la sostanza viene inoculata. Tanto per riportare un esempio, le labbra sono punti particolarmente sensibili; pertanto, le iniezioni di filler possono risultare piuttosto spiacevoli e creare indolenzimento e leggere parestesie (formicolii). Per ovviare a questo inconveniente, la zona da trattare viene, pertanto, anestetizzata mezz’ora prima dell’iniezione, servendosi di da applicare localmente o di sostanze anestetizzanti da iniettare per via tronculare (la sostanza anestetica viene inoculata in prossimità del tronco nervoso). Ad ogni modo, i filler vengono sempre iniettati con siringhe pre-riempite munite di aghi estremamente sottili, in modo da arrecare il minor dolore possibile e depositare la giusta dose di prodotto. Inoltre, l’ago viene generalmente inserito ad appena pochi millimetri sotto lo strato superficiale del derma: così facendo, è possibile ottenere un ottimo effetto di ringiovanimento, assicurando contemporaneamente un trattamento (quasi) indolore.

Dopo il trattamento

Nelle 24-48 ore successive alle iniezioni di fillers, la comparsa di effetti collaterali quali rossore, gonfiore ed ecchimosi in corrispondenza dell’area trattata è un fenomeno da considerarsi normale. In qualsiasi caso, questi sintomi dovrebbero risolversi spontaneamente in breve tempo. Ad ogni modo, in linea di massima, le normali attività quotidiane possono essere riprese fin da subito. Effetti collaterali Come accennato, la comparsa di alcuni effetti indesiderati di lieve entità nei primi giorni che seguono l’iniezione dei fillers è da considerarsi un fenomeno pressoché normale. Nel dettaglio, questi effetti collaterali consistono in:

• Formazione di piccoli – anche se evidenti – segni cutanei;
• Arrossamento;
• Edemi;
• Ematomi ed ecchimosi;
• Eritemi.

Fortunatamente, nella maggioranza dei casi, i suddetti effetti indesiderati sono del tutto reversibili nell’arco di pochissimi giorni. Tuttavia, vi anche la possibilità – seppur rara – che le iniezioni di fillers provochino altri effetti indesiderato, quali:

• Iperpigmentazione dell’area trattata;
• Formazione di noduli sottocutanei;
• Intensificazione degli episodi erpetici (i pazienti predisposti alle infezioni da Herpes virus, infatti, in seguito alle iniezioni di fillers, sono maggiormente esposti alla comparsa di nuove manifestazioni erpetiche).

Infine ricordiamo anche le possibili reazioni avverse di grave entità che, generalmente, si manifestano in seguito alle iniezioni di fillers permanenti:

• Ascessi;
• Infezioni batteriche;
• Granulomi da fillers;
• Fibrosi da fillers;
• Compressione di terminazioni nervose;
• Necrosi tissutale localizzata.

Da non dimenticare, poi, la possibilità d’insorgenza di reazioni allergiche in individui sensibili. Ad ogni modo, come accennato, per ovviare a questo problema, generalmente, il medico effettua il sopra descritto test intradermico preliminare. Nei casi più gravi, comunque rari, le iniezioni di filler possono causare reazioni avverse imprevedibili e molto gravi, come ad esempio , necrosi locale (morte del tessuto),

Risultati e Vantaggi 

Lo straordinario vantaggio dei filler è la prevedibilità del risultato: difatti, l’effetto soft-lifting di “stiramento” delle rughe o di riempimento dei volumi (sorprendentemente efficace) è piuttosto prevedibile ed immediato, ed assicura un’espressione del volto completamente naturale. A differenza della chirurgia plastica, questo aspetto è molto positivo ed apprezzato, dal momento che conferisce alla paziente una certa tranquillità sul risultato finale. I risultati naturali ottenibili con le iniezioni di filler, uniti alla non invasività del trattamento e alla possibilità di riprendere immediatamente tutte le normali attività, rappresentano certamente i principali vantaggi di questo trattamento estetico.

Svantaggi

Se da un lato, i risultati naturali che non conferiscono artificialità al volto o al corpo rappresentano i principali vantaggi dei fillers, dall’altro lato, la loro durata può rappresentare un vero e proprio svantaggio. Innanzitutto, è doveroso precisare che la durata dell’effetto di ringiovanimentogarantito dai fillers è pesantemente influenzata dalle abitudini di vita del/della paziente (, , grado di attività fisica, esposizione ai o ad inquinanti atmosferici ecc.), dal tipo di filler prescelto e dalla zona in cui la sostanza viene iniettata. Difatti, fatta eccezione per le iniezioni di filler permanenti (non riassorbibili), l’inestetismo che è stato corretto dal filler tende a ricomparire dopo 3-10 mesi dall’iniezione. Il tanto ambito ritorno alla giovinezza delle donne “non più adolescenti”, si rivela presto un sogno troppo breve, tanto da spingere la paziente a richiedere un’ulteriore iniezione di filler non appena l’effetto della prima seduta svanisce. Altro aspetto non trascurabile – che per certi versi può essere considerato come un vero e proprio svantaggio – è rappresentato dal costo di ogni trattamento con il filler. Come ogni medicamento che si rispetti, il rapporto qualità-prezzo di un particolare tipo di filler è un parametro importantissimo che grava pesantemente sulla scelta del trattamento. Tuttavia, è doveroso sottolineare che le pazienti, terrorizzate dall’inesorabile avanzamento dell’orologio biologico, tendono a non badare a spese pur di ottenere un’immagine di sé più ringiovanita di 5 o 10 anni. Attenzione, però, ad affidarsi sempre a chirurghi o a medici estetici esperti, specializzati e competenti, in grado di indirizzare al meglio il/la paziente nella scelta del filler più adatto alle proprie esigenze.

Controindicazioni

Prima di procedere con le iniezioni di filler, è necessario accertate lo stato di salute della paziente. Difatti, le sostanze di riempimento non possono essere inoculate sottopelle nelle seguenti circostanze:

• Accertata o presunta al filler;
• Coagulopatie (alterazione della );
• Collagenopatie ( del collagene e del , che coinvolgono le .
• in atto;
• Durante l’allattamento;
• Infezione erpetica (da ) in corso;
• Patologie dermatologiche autoimmuni.

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Il peeling (dall’inglese to peel, “spellare”, “sbucciare”) è una tecnica clinico-estetica che consiste nell’applicazione di uno o più agenti caustici sulla cuteper un periodo sufficiente ad interagire con strati cellulari sempre più profondi dell’epidermide e successivamente del derma, provocando un danneggiamento selettivo e prevedibile della pelle. Può semplicemente accelerare i processi naturali di desquamazione, ma può anche necrotizzare l’epidermide e una proporzione più o meno profonda del derma, essenzialmente mediante coagulazione proteica o lisi. In funzione delle sostanze utilizzate, della procedura di applicazione e degli strati cutanei raggiunti, qualsiasi peeling chimico può, in misura maggiore o minore, modulare i processi rigenerativi e riparativi della cute. Il peeling chimico, quando produce una esfoliazione solo degli strati più esterni, può essere eseguito anche come trattamento cosmetico e procedura non ambulatoriale.

 

Classificazione 

A seconda della profondità della loro azione i peeling chimici si possono suddividere in: • molto superficiali (assottigliamento o rimozione dello strato corneo) • superficiali (necrosi di una parte o di tutta l’epidermide fino allo strato basale) • medi (necrosi dell’epidermide e di una parte o di tutto il derma papillare) • profondi (necrosi dell’epidermide fino al derma reticolare) Il peeling chimico molto superficiale normalmente non rientra tra le procedure dermatologiche ambulatoriali, potendosi eseguire anche con prodotti cosmetici. 

Agenti chimici maggiormente utilizzati sono: 

• Acido glicolico
• Acido tricloroacetico
• Acido salicilico
• Acido mandelico
• Acido piruvico
• Fenolo
• Acido lattobionico
• Resorcinolo

Di alcuni di questi è permesso l’utilizzo nei prodotti cosmetici. Alcuni autori e lineeguida classificano come peeling chimico anche quello realizzato con tretinoina all’1%, che agirebbe promuovendo la differenziazione cellulare e come antipriliferativo piuttosto che come agente caustico

Effetti 

A livello dell’epidermide il peeling, diminuendo le coesione o lisando i cheratinociti:

• Rimuove lo strato corneo della cute e il tappo cheratinico dei comedoni
• Aumenta il turnover cellulare con relativa esfoliazione
• Inibisce l’attività delle ghiandole sebacee
• In base alla profondità di penetrazione, la sostanza chimica adoperata può coagulare la struttura proteica delle cellule (frosting) 

A livello del derma il peeling: 

• Esercita un effetto irritante con conseguente eritema ed edema
• Stimola i fibroblasti a produrre glucosamminoglicani, glicoproteine, elastina e nuovo collagene, con conseguente ristrutturazione della matrice del derma. 

Gli effetti del peeling chimico si possono considerare come una combinazione di un effetto distruttivo, che va dalla desquamazione alla denaturazione o liquefazione e necrosi dei tessuti con cui viene a contatto, ed un effetto stimolante sui meccanismi fisiologici di rigenerazione e riparazione cutanei. La concentrazione del agente caustico applicato sulla pelle deve essere sufficientemente alta perché questo possa agire prima di essere neutralizzato dalla pelle stessa. La desquamazione degli strati più superficiali si ipotizza sia dipendente dall’indebolimento delle giunzioni che legano tra loro le cellule. Si ipotizza un specifica interposizione nei desmosomi che spiegherebbe la desquamazione prodotta da una qualunque sostanza in grado di cedere protoni ( acido ). È possibile anche l’acidificazione intracellulare grazie alla attivazione di alcuni canali TRPV3. Questo modello spiegherebbe alcuni degli effetti del peeling chimico sia in termini di morte cellulare sia in termini di modulazione e segnale verso la produzione di nuovo collagene e glucosamminoglicani o di degradazione delle MMP.

 

Modificazioni istologiche

Istologicamente, gli effetti di peeling chimici medi o profondi innescano un processo di guarigione della pelle che segue una precisa sequenza di diverse fasi.

• Stadio dell’infiammazione e della coagulazione
• Stadio della riepitelizzazione
• Stadio del tessuto di granulazione
• Stadio della neoangiogenesi
• Stadio del rimodellamento del collagene 

Il processo inizia quasi immediatamente: i neutrofili entrano nella zona trattata non appena è stato applicato l’agente esfoliante e vi restano per 3-5 giorni. I macrofagi si presentano dal 3º al 10º giorno e linfocitidal 6º o 7º giorno. La riepitelizzazione inizia solo 24 ore dopo il peeling e si manifesta per la prima volta come una migrazione centripeta dei cheratinociti, seguita da rapida proliferazione cellulare. Dopo la fase di riepitelizzazione, viene rigenerato il collagene dermico per un periodo da 2 a 3 mesi.

 

 

Indicazioni

La procedura è indicata per il trattamento di:

• Discromie,
• Melasma,
• Ittiosi lamellare,
• Rughe e segni dell’invecchiamento,
• Pelli acneiche,
• Iperplasia sebacea,
• Cicatrici superficiali.
• Lassità cutanea

Controindicazioni 

Controindicazioni relative a tutti i tipi di peeling chimico]:

• Herpes simplex in fase attiva, in area o aree da trattare;
• Pregressi interventi chirurgici interessanti il viso o aree facciali, caratterizzati da tecniche di scollamento (lifting, blefaroplastica, liposuzione, ecc);
• Pregressa radioterapia, limitante la riepitelizzazione a partenza annessiale;
• Recente trattamento sistemico con isotretinoina;
• Diatesi fibroblastica;
• Terapie in atto, controindicate per supposti rallentamenti e/o ritardi della fase riparativa;
• Malattie autoimmunitarie;
• Ipersensibilità o allergia all’agente esfoliante (es. salicilati). 

Controindicazioni relative a peeling medi o profondi: 

• Pelli scure (Fitzpatck IV e V) per il rischio iperpigmentazione 

 

Controindicazioni relative a peeling con fenolo: 

• Anamnesi positiva per cardio e/o nefro-epatopatie. 

 

Complicanze 

In base al momento dell’esordio, le complicanze possono essere immediate o ritardate.

Immediate (entro minuti, fino a ore dopo la applicazione):

• Irritazione, bruciore, prurito e dolore • eritema persistente
• Edema
• Flittene

 Ritardate (da alcuni giorni a settimane):

• Infezioni (batteriche, erpetiche e candidali)
• Cicatrici, ritardi nella guarigione, milia e cambiamenti strutturali
• Iperpigmentazione, ipopigmentazione e linee di demarcazione
• Compromissione o perdita della barriera cutanea e lesioni tissutali
• Eruzioni acneiformi
• Reazioni allergiche, tossicità ed ectropion

Accidentali 

• Complicazioni oculari. 

 

 Modalità di esecuzione

La modalità di esecuzione di un peeling chimico varia sensibilmente in funzione dell’agente esfoliante utilizzato e della profondità di azione che si vuole ottenere. Nel peeling chimico ambulatoriale, ma anche in alcuni trattamenti cosmetici con alte concentrazioni di agenti esfolianti è richiesta la preventiva pulizia e sgrassamento dell’area da trattare. Sgrassando la pelle si aumenta la capacità di penetrazione degli agenti esfolianti non liposolubili. Il tempo di esposizione prima che l’agente esfoliante venga neutralizzato o rimosso aiuta a determinare gli effetti e la profondità che si vogliono ottenere. Per aumentare l’effetto e la penetrazione alcuni agenti caustici possono venire massaggiati e frizionati sulla pelle. La neutralizzazione non è necessaria quando l’agente esfoliante viene applicato a concentrazioni per cui viene neutralizzato dalla pelle. Alcuni interventi possono agevolare i processi riparativi: 

• Antibiotici e/o antivirali;
• Cortisonici sistemici, topici, intralesionali, veicolati da cerotti e/o in occlusione;
• creme barriera e/o cerotti a base di polimeri siliconici. 

Alcuni tipi di bendaggi, impacchi, medicazioni e prodotti topici possono interferire, accelerando o ritardando i processi riparativi. La pelle trattata con un peeling chimico non deve essere esposta a raggi UV e, se necessario, deve essere protetta con filtri solari.

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La radiofrequenza estetica è una tecnica non invasiva che sfrutta l’effetto generato da appositi apparecchi medicali, per determinare un rimodellamento dei tessuti, con un’azione particolarmente efficace nel contrastare il rilassamento cutaneo sia del viso, sia del corpo. Non prevede uso di aghi, anestesie, di bisturi o di farmaci da iniettare, ma viene eseguita attraverso un particolare manipolo a emissione bipolare e una crema conduttrice.

Le sedute, assolutamente non dolorose, durano mediamente dai 30 ai 60 minuti, durante i quali si ha una percezione di calore intenso laddove i tessuti sono più ricchi di edemi e cellulite.

In pratica la radiofrequenza estetica funziona attraverso l’emissione di onde radio dal derma sino all’ipoderma. Questo shock termico stimola la sintesi di nuovo collagene, la proteina più abbondante e importante del corpo umano perché svolge un ruolo fondamentale nel supporto e nella struttura dei tessuti connettivi e degli organi, e attiva una risposta rigenerativa.

Indicazioni

Il trattamento con la radiofrequenza è indicato soprattutto per:

– Attenuare le rughe;
– Ripristinare il tono cutaneo;
– Rimodellare le adiposità localizzate;
– Ridurre la cellulite;
– Stimolare il circolo linfatico;

Le controindicazioni

Le controindicazioni della radiofrequenza sono minime, ma è bene conoscerle per ponderare bene se scegliere o meno di sottoporsi a questo tipo di trattamento. In particolare è bene che non si sottopongano a radiofrequenza:

Donne incinta o in fase di allattamento;
Chi soffre di patologie cardiache;
Chi soffre di dermatosi;
Chi presenta infezioni cutanee in atto;
Chi soffre di malattie auto-immuni.

I risultati

I risultati della radiofrequenza sono visibili fin dalle prime sedute e i progressi conseguiti si mostrano stabili nel tempo. Non sono richieste cure particolari post-seduta se non l’utilizzo di creme idratanti per mantenere lenita e curata la parte di pelle trattata.

I principali effetti di tale tecnica sono:

• Effetto lifting, che si ottiene grazie alla contrazione del collagene ai diversi livelli di profondità;
• Drenaggio, dovuto all’effetto di vascolarizzazione ottenuto a livelli sostenuti di radiofrequenza;
• Tonificazione dei tessuti,
• Migliore ossigenazione.

I contenuti hanno solo fine illustrativo/informativo e non sostituiscono il parere medico

 

La fleboterapia rigenerativa tridimensionale ambulatoriale, TRAP, è una metodica iniettiva che non occlude le vene ma che agisce sulle pareti dei vasi del circolo perforante e superficiale.

La fleboterapia rigenerativa ambulatoriale tridimensionale – TRAP – si basa sull’ipotesi che la causa più frequente delle vene varicose e teleangectasie negli arti inferiori derivi dall’indebolimento della parete delle vene perofranti e dalla conseguente incontinenza valvolare

Per rinforzare la parete, ridurre il calibro delle vene e ripristinare la continenza valvolare iniettiamo in tutti i vasi visibili a occhio nudo e con la trans illuminazione, una soluzione sclerosante a concentrazione non occludente, in quantità sufficente a raggiungere le vene perforanti. L’indebolimento della parete vasale interessa differenti gradi tuttio il circolo perforante e supercificale.

Le vene non sono obliterate, non sono asportate, non sono legate ma curate.

L’insufficienza valvolare delle vene perforanti (non visibili) dilata i vasi visibili.

Le vene visibili ad occhio nudo o con la transilluminazione costituiscono la valvola di sfogo dell’ipertensione emodinamica del circolo profondo. Se noi riduciamo questa rete vascolare dilatata, senza trattare la causa anatomica ovvero l’insufficienza delle vene perforanti, la pressione sul circfolo supercficiale residuo aumenterà e si formeranno rapidamente nuove varici. E’ importante ridurre la pressione anomala dei vasi profondi.

L’efficacia del trattamento di Fleboterapia rigenerativa ambulatoriale tridimensionale (TRAP) è valutabile con la scomparsa dei vasi del circolo superficiale e con la persitenza nel tempo del risultato. I vasi superficiali scompaiono alla vista, anche se la soluzione non occlude i vasi, perché non sono più sottoposti alla pressione anomala che deriva dall’incontinenza delle vene sottostanti.

L’azione di una soluzione farmacologica non occludente, iniettata in senso tridimenzionale, va a correggere l’insufficienza valvolare e la dilatazione delle vene a livello del circolo perforante e superficiale contemporaneamente. Inoltre l’uso di tale soluzione rende irrilevanti gli effetti collaterali.

La TRAP agisce infatti sull’intero circolo superficiale e perforante. L’estesa azione tridimensionale fa sparire alla vista i vasi visibili, arresta o ritarda l’evoluzione della matattia varicosa e stabilizza il risultato nel tempo.

L’azione rigenerativa rinforza e restringe il diametro dei vasi sanguigni diminuendo l’eccessiva dilatazione venosa e la spinta idrostatica. E’ importante mantenere fino alla fine della cura la contenzione elastica. L’assenza di rilevabili effetti collaterali e la natura curativa della TRAP suggeriscono il suo utilizzo non solo nei pazienti con evidenti vene varicose o teleangectasie, ma anche nei soggetti giovani con predisposizone famigliare alle vene varicose, per prevenire lo sviluppo delle ectasie venose visibili.

In questi soggetti giovani la soluzione è iniettata attraverso le porte costituite dalle ectasie venose visibili cono con la trans illuminazione.

Un innovativo trattamento delle vene varicose e teleangectasie, la fleboterapia, si aggiunge ai trattamenti tradizionali e trova applicazione anche nella cura preventiva dell’insufficienza venosa. Occorre ricordare che una patologia tridimensionale è trattata con una cura tridimensionale.

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Generalità

La cavitazione è un particolare fenomeno fisico, che si caratterizza per la formazione continua di minuscole bolle (microbolle) di vapore all’interno di un fluido, seguita dalla loro implosione.

In molti casi, il fenomeno di cavitazione è considerato uno svantaggio, poiché quando le microbolle di vapore implodono a contatto con superfici solide, sono in grado di danneggiarle, provocandone l’erosione.

Un tipico esempio di cavitazione intesa in senso negativo è quella responsabile dell’erosione delle eliche delle navi che – ruotando a elevata velocità – provocano un fenomeno di cavitazione che a lungo andare ne provoca il danneggiamento.
In altri casi, invece, la cavitazione viene sfruttata per ottenere un vantaggio. Basti pensare, ad esempio, ai siluri a supercavitazione impiegati in ambito militare, che sfruttano questo fenomeno per poter viaggiare a velocità estremamente elevate.
Allo stesso modo, il fenomeno della cavitazione viene impiegato in maniera vantaggiosa anche in campo medico ed estetico, e proprio di questo ci occuperemo in quest’articolo.

 

Usi e Meccanismo d’Azione

La cavitazione in campo medico può essere impiegata, ad esempio, per la frantumazione di calcoli renali o per eseguire scissioni cellulari o molecolari.
Tuttavia, attualmente la cavitazione viene sfruttata soprattutto dalla medicina estetica per eliminare adiposità localizzate e inestetismi cutanei, come la cellulite e la pelle a buccia d’arancia.
Questo particolare trattamento estetico prevede la generazione del fenomeno di cavitazione mediante l’utilizzo di ultrasuoni erogati da appositi macchinari.

Quando la cavitazione viene impiegata per il trattamento delle adiposità localizzate, questi strumenti generano ultrasuoni a frequenze ben definite, che raggiungono il tessuto adiposo sottocutaneo. Gli ultrasuoni così erogati sono in grado di provocare variazioni di pressione e di temperatura nel fluido interstiziale presente fra gli adipociti.

Queste variazioni fanno sì che avvenga la rapida formazione di microbolle di vapore. Tali bolle, sotto l’influenza degli ultrasuoni, aumentano e diminuiscono il loro volume in maniera molto rapida, fino ad arrivare a implodere.

Le implosioni delle microbolle generano energia meccanica e pressioni molto elevate e localizzate, che causano la rottura delle membrane cellulari degli adipociti circostanti, con conseguente fuoriuscita dei grassi in essi contenuti.

I lipidi così fuoriusciti dagli adipociti distrutti vengono allontanati dall’area trattata attraverso il sintema linfatico, per poi essere processati dal fegato e in seguito eliminati, esattamente come avviene per i grassi assunti tramite l’alimentazione.

 

Tipi di Cavitazione

In funzione del tipo di utilizzo che ne viene fatto, e in funzione delle frequenze degli ultrasuoni impiegati, possiamo distinguere due differenti tipologie di cavitazione: la cavitazione estetica e la cavitazione medica.
In quest’articolo, tuttavia, ci occuperemo prevalentemente di quest’ultima.

 

 

CAVITAZIONE ESTETICA

Nella cavitazione estetica, il fenomeno di cavitazione viene generato attraverso l’erogazione di ultrasuoni ad alte frequenze (1-3 Mega Hertz o MHz).
Le microbolle che si formano nei liquidi interstiziali con gli ultrasuoni ad alta frequenza vengono generate in quantità inferiore e con volumi minori rispetto a quelle che si formano con gli ultrasuoni a bassa frequenza.
Inoltre, gli ultrasuoni ad alta frequenza non riescono a penetrare in profondità come quelli a bassa frequenza e, per tale ragione, non sono in grado di raggiungere gli accumuli adiposi sottocutanei.

La cavitazione estetica, perciò, si limita ad agire esclusivamente sul livello superficiale della pelle, al fine di sollecitarla, rivitalizzarla e tonificarla.
Trattandosi di una procedura che non agisce in profondità, la cavitazione estetica può essere eseguita da personale non medico, quali gli estetisti all’interno dei centri estetici.

 

CAVITAZIONE MEDICA

La cavitazione medica, invece, si avvale di strumenti che generano ultrasuoni a basse frequenze (30-40 Kilo Hertz, KHz) e che riescono, perciò, a penetrare fino allo strato adiposo sottocutaneo.

A differenza della cavitazione estetica, la cavitazione medica può essere eseguita solo da personale medico specializzato mediante l’utilizzo di appositi apparecchi elettromedicali di sola pertinenza medica (cioè, non possono essere impiegati da personale non medico).
Tali apparecchi sono dotati di manipoli che trasmettono gli ultrasuoni alle frequenze desiderate. Gli ultrasuoni possono essere emessi in maniera convergente o divergente.

L’emissione degli ultrasuoni in maniera convergente li convoglia tutti in una piccola area localizzata. L’emissione divergente, invece, farà sì che gli ultrasuoni si propaghino “a ventaglio”, coinvolgendo aree corporee più estese, permettendo così di trattare zone più ampie.
In qualsiasi caso, gli ultrasuoni emessi devono essere sufficientemente penetranti e potenti da provocare la lisi delle cellule adipose, ma non tanto potenti da compromettere l’integrità di altri organi o tessuti, vasi sanguigni o muscoli.
Proprio per questa ragione, i macchinari elettromedicali impiegati nella cavitazione medica sono dotati di sistemi in grado di regolare la frequenza degli ultrasuoni. Tali sistemi alternano l’emissione di ultrasuoni ad alte e a basse frequenze, esercitando così un’azione di controllo sulle temperature che si raggiungono nel tessuto adiposo, impedendo che diventino eccessivamente elevate e pericolose per altri organi e tessuti.

 

Prima del Trattamento

Prima di procedere alla vera e propria seduta di cavitazione medica, il paziente dovrà effettuare un colloquio preliminare con il medico.
Questo colloquio è necessario al medico per valutare quali aree devono essere trattate e la loro estensione, così com’è necessario per stabilire se la cavitazione è il trattamento che meglio si addice a quel determinato paziente.

Infatti, è fondamentale ricordare che la cavitazione è indicata per eliminare quelle adiposità localizzate che non si riescono a eliminare con la dieta e l’attività fisica, ma in nessun caso dev’essere considerata come una terapia per il sovrappeso o l’obesità.
Ad ogni modo, se il medico ritiene che la cavitazione possa essere eseguita, allora prescriverà al paziente l’esecuzione di esami del sangue specifici per verificare parametri come i livelli di colesterolo e la funzionalità epatica e renale, in maniera da escludere la presenza di eventuali controindicazioni all’esecuzione del trattamento.

Normalmente, la cavitazione medica non richiede particolari preparazioni prima della sua esecuzione. Tuttavia, è molto importante che il paziente beva molti liquidi e si idrati abbondantemente nei due o tre giorni che precedono il trattamento.
L’idratazione dev’essere effettuata allo scopo di far arricchire di liquidi interstiziali le zone che devono essere trattate. Infatti, tanto maggiore è il contenuto di liquidi, tante più microbolle verranno prodotte dagli ultrasuoni e tanto più efficace risulterà la cavitazione.
Nel caso in cui il paziente non sia in grado di idratarsi correttamente, è possibile iniettare della soluzione fisiologica nel tessuto sottocutaneo qualche minuto prima di iniziare la procedura.

Durante il Trattamento

Il medico esegue la cavitazione passando il manipolo sulle aree del corpo che devono essere trattate, effettuando al paziente una sorta di massaggio.
La procedura normalmente non è dolorosa, ma il paziente percepirà una sensazione di calore e di formicolio che potrebbe diventare fastidiosa.
Nella maggioranza dei casi, la cavitazione medica viene effettuata senza anestesia, poiché il fastidio percepito dal paziente è generalmente sopportabile. Inoltre, la comunicazione delle sensazioni da esso provate può aiutare il medico a capire quando muovere il manipolo. Così facendo, si evita il rischio di insistere eccessivamente su una determinata area, prevenendo in questo modo anche la comparsa di eventuali effetti collaterali.
Il trattamento di cavitazione medica può durare dai 30 ai 90 minuti, ma la durata media si aggira intorno ai 40 minuti circa.

 

Dopo il Trattamento

La cavitazione medica non è considerata un trattamento invasivo, pertanto, al termine della seduta il paziente può riprendere le normali attività fin da subito. 

Tuttavia, dovrà avere l’accortezza di bere molta acqua e, soprattutto, di seguire una dieta equilibrata per non vanificare i risultati ottenuti.
Ad ogni modo, è bene precisare che per ottenere risultati visibili, una singola seduta di cavitazione non è sufficiente. Generalmente, si consiglia di eseguire dalle cinque alle dieci sedute, ma questo varia di molto in funzione dell’area che dev’essere trattata, della sua estensione e della risposta dello stesso paziente al trattamento.

 

Effetti Collaterali
La cavitazione medica è considerata un trattamento non invasivo, efficace e sicuro.

Se correttamente eseguita, infatti, gli effetti collaterali che può causare sono solitamente di lieve entità e tendono ad autorisolversi in tempi brevi. Fra questi, ricordiamo:

• Sensazioni di torpore e calore in corrispondenza dell’area trattata.
• Comparsa di un lieve edema nella zona in cui è stata effettuata la cavitazione.
• Arrossamento della parte trattata.

Infine, potrebbe esserci un potenziale rischio di ustioni dovuto a un’eventuale eccessiva produzione di calore, ma si tratta di un’evenienza decisamente rara.

 

Controindicazioni

Nonostante la sicurezza d’uso e i ridotti effetti collaterali che può provocare, la cavitazione medica presenta numerose controindicazioni.
Più nel dettaglio, la cavitazione medica è controindicata nei seguenti casi:

• In gravidanza e durante l’allattamento;
• In donne che utilizzano la spirale intrauterina come metodo contraccettivo qualora la cavitazione debba essere effettuata nell’area addominale;
• In pazienti affetti da cardiopatie e/o patologie vascolari;
• In pazienti con disturbi della coagulazione;
• In pazienti diabetici;
• In pazienti con disturbi vestibolari;
• In pazienti con lesioni e/o infiammazioni timpaniche;
• In pazienti portatori di peacemaker e/o protesi metalliche;
• In pazienti che soffrono di dislipidemie croniche;
• In pazienti con lipomi;
• In pazienti affetti da patologie epatiche.

 

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Per carbossiterapia s’intende l’utilizzo dell’ per scopi terapeutici.
Si utilizza lo stesso gas addizionato alle bevande gasate (acqua minerale, spumante) con la differenza che si tratta di anidride carbonica medicale, perciò più pura di quella alimentare.

Storia

La carbossiterapia nasce in Francia come tecnica di terapia nell’ambito della medicina termale. E’, infatti dal 1932 che viene praticata presso le terme di a (. Il termine carbossiterapia è stato introdotto da Parassoni L., nel 1995, in occasione del XVI congresso nazionale di medicina estetica della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME). 

Prima di tale data si parlava di terapia mediante anidride carbonica per via transcutanea e per via sottocutanea. Nel tempo sono stati effettuati numerosi studi: (Belotti E, De Bernardi M., 1992),(Albergati F. e al, 1997), (Parassoni L. e al, 1997, 1998), (Varlaro V. e al, 1995, 2005, 2007, 2012, 2016, 2017), (Brandi C. e al, 2004, 2010). 

Sicuramente alcuni autori (Brandi C., Varlaro V.) hanno contribuito più di altri a fare dilatare la dignità scientifica di tale metodica.

 

Utilizzo

La carbossiterapia, praticata con apparecchiature e metodologie adeguate, è usata per: 

• Riabilitare la microcircolazione in situazioni cliniche di insufficienza venosa cronica, linfedemi, ulcere arteriose (diabete mellito, m. di Buerger), ulcere venose, cellulite;
• Relizzare effetti lipolitici in situazioni cliniche di eccessi adiposi (adiposità localizzata)
• Trattare la psoriasi quando è caratterizzata a livello ipodermico da microangiopatia
• Trattare la disfunzione erettile
• Migliorare le capacità cognitive
• Trattare le reumoartropatie
• Trattare le ulcere venose, arteriose
• Trattare l’invecchiamento cutaneo

 

Le iniezioni devono essere effettuate a livello sottocutaneo. I trattamenti prevedono delle iniezioni per via sistemica
(iniezioni a livello sottotrocanterico) e iniezioni per via distrettuale (viso, collo, radice arti, addome, in prossimità di ulcere arteriose o venose, in prossimità di lesioni psoriasiche,…). 

La carbossiterapia ha come target tutte quelle patologie croniche che sono caratterizzate da una sofferenza della microcircolazione (microangiopatia) o che traggono benefici da una migliore ossigenazione dei tessuti. 

Gli effetti dell’anidride carbonica somministrata per via sottocutanea o per via transcutanea sarebbero da relazionare a svariati meccanismi molecolari:

 

1. Aumento della sfigmicità arteriolare e metarteriolare e rilassamento degli sfinteri precapillari; 

2. Amplificazione degli effetti Bohr e Haldane; 

3. Stimolazione di pressocettori sottocutanei (corpuscoli del Golgi e del Pacini) che favoriscono la liberazione distrettuale di catecolamine; 

4. Stimolazione di una reazione fibrotica (collagene di tipo I).

 

Dei meccanismi molecolari determinati dalla carbossiterapia quello meno nobile è quello che si realizza iniettando a livello sottocutaneo anidride carbonica a flusso elevato per scollare i tessuti e stimolare, così una reazione fibrotica riparativa. Purtuttavia, a volte anche tale meccansimo d’azione può tornare utile per migliorare le lassità delle radici degli arti superiori (ali di pipistrello), le lassità dell’addome. 

Lo scopo principale della carbossiterapia è quello di riabilitare la microcircolazione. Per tale ragione è importante il tempo di esposizione del microcircolo all’anidride carbonica che più è prolungato maggiore è l’effetto riabilitante a livello di arteriole e di metarteriole e migliore è l’ossigenazione dei tessuti. I trattamenti a flusso basso (20-30 ml/min) costituiscono un cardine da cui non si deve mai prescindere se si vuole realizzare una carbossiterapia con le giuste competenze. 

Il protocollo di trattamento deve prevedere delle iniezioni sottocutanee per via sistemica (regione sottotrocanterica) ed eventualmente delle iniezioni per via distrettuale (viso, collo, decolleté, addome,…). Il trattamento per via sistemica deve essere effettuato sempre, pena l’inefficacia della terapia.

 

Il gas somministrato per via sottocutanea a livello sottotrocanterico agisce a livello sistemico: la CO2 diffonde in tutto l’organismo. Tali effetti sistemici sono stati documentati mediante linfoscintigrafia (Varlaro V. e al., 2007). 

Piccole quantità si anidride carbonica iniettate per pochi secondi non bastano a riabilitare la microcircolazione. Una riabilitazione per essere utile deve essere precoce e protratta per un tempo appropriato. 

Gli effetti della carbossiterapia sulla microcircolazione consistono in un aumento della entità e della velocità del flusso ematico periferico. Tali effetti sono stati documentati mediante videocapillaroscopia a sonda ottica (VCSO).

Un maggiore afflusso di sangue si traduce in una migliore ossigenazione dei tessuti. Gli effetti Bohr e Haldane vengono amplificati: più anidride carbonica viene somministrata, più ossigeno viene rilasciato dall’emoglobina. Ossigeno che si rende disponibile per i metabolismi cellulari che vengono ottimizzati.

L’anidride carbonica che viene somministrata viene rimossa con i meccanismi fisioligici con cui l’organismo rimuove l’anidride carbonica prodotta dal metabolismo cellulare: il 7% viaggia nel plasma in forma gassosa, il 73% come ione bicarbonato, il 20% legata all’emoglobina e ad altre proteine plasmatiche.

L’anidride carbonica passa nei capillari in forma gassosa dove viene prontamente legata all’acqua a formare acido carbonico (H2CO3): un acido debole che dissocia in idrogenioni (H+) e anioni bicarbonato (HCO3-). Gli anioni bicarbonato vengono eliminati per via renale. 

La formazione dell’acido carbonico avviene a livello del plasma (reazione lenta: non catalizzata) e a livello di eritrociti (reazione veloce:catalizzata dall’enzima anidrasi carbonica). 

La carbossiterapia si effettua utilizzando apparecchiature tecnologicamente avanzate che permettono di stabilire il flusso minuto, i tempi di applicazione, le quantità totali di anidride carbonica da somministrare secondo i vari protocolli utili per le diverse patologie. 

È una terapia priva di tossicità. Tra gli eventi avversi sono da menzionare: una fugace dolenzia nella sede dell’insufflazione, un enfisema sottocutaneo temporaneo (si risolve una volta terminata l’insufflazione del gas), qualche ecchimosi, una sensazione di arto pesante (può durare qualche ora) (rara), una sensazione di crepitisio sottocutaneo (si può avvertire a tratti durante l’arco della terapia).

 

Controindicazioni 

La carbossiterapia è controindicata nei casi di 

• Insufficienza respiratoria grave
• Insufficienza renale grave
• Insufficienza cardiaca grave
• Insufficienza epatica grave
• Terapia con acetazolamide, diclofenamide o altri inibitori dell’anidrasi carbonica
• Anemia grave
• Tachiaritmie cardiache
• Gravidanza

 

Il diabete mellito non è una controindicazione. Per i diabetici è necessaria una valutazione ematochimica preliminare (dosaggio acido lattico plasmatico nei pazienti in terapia con ipoglicemizzanti orali, ricerca di corpi chetonici nelle urine nei soggetti in terapia con insulina,…) perché potrebbero essere interessati da un’acidosi metabolica. Nel caso fosse presente un’acidosi metabolica è necessario, prima trattare tale scompenso metabolico e poi effettuare la carbossiterapia. Il diabetico può beneficiare in modo straordinario di un tale tipo di terapia medica specie se affetto da vasculopatie arteriose periferiche (Varlaro V,, 2012, 2017). 

 

Campi di applicazione 

Nel tempo si sono ampliati i campi in cui la carbossiterapia viene applicata:

 • Disfunzione erettile
• Deficit cognitivi
• Reumoartropatie
• Alopecia

 

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Che cos’è 

Con “luce pulsata” si indica un raggio di energia luminosa che, tramite un apposito apparecchio, i centri medici ed estetici attrezzati utilizzano per particolari trattamenti come la depilazione definitiva e la fotocoagulazione dei capillari. 

 

 

Come funziona 

La luce pulsata ha la caratteristica di raggiungere i tessuti passando attraverso la cute e, tramite l’utilizzo di filtri selettivi, di poter essere indirizzata in modo preciso verso una specifica area di interesse a una determinata profondità. 

Nel caso della depilazione, per esempio, l’apparecchio viene impostato sui parametri più adatti a seconda della colorazione dei peli (biondi, rossicci, castani o neri) e della pelle del soggetto.

Una volta indirizzata verso la cute, la luce pulsata viene attratta dalla melanina del pelo e grazie alla differenza di colore riesce a “distinguere” tra il follicolo pilifero – il suo obiettivo – e il tessuto circostante.

Una volta raggiunto il follicolo, l’energia luminosa si trasforma in calore e danneggia soltanto le cellule responsabili della crescita del pelo.

 

 

Per che cosa si utilizza

Depilazione: la luce pulsata è in grado di danneggiare il follicolo dei peli in fase “attiva”, ossia nella fase della crescita; per questo motivo sono necessarie diverse sedute di trattamento delle medesime aree, a distanza di circa un mese l’una dall’altra, per colpire i follicoli che non si trovavano nella fase attiva durante le sedute precedenti. 

È possibile utilizzare la luce pulsata non solo sulle gambe, ma anche su parti del corpo delicate come la zona dell’inguine, il contorno delle labbra e le guance. 

Fotocoagulazione dei capillari: con la luce pulsata si possono trattare i capillari visibili sul viso (couperose) e sul corpo; in questi casi il calore generato dal raggio di luce, indirizzato alla giusta profondità, riscalda l’emoglobina all’interno dei vasi che di conseguenza si restringono e diventano molto meno visibili o scompaiono del tutto alla vista. 

“Ringiovanimento” della pelle: la luce pulsata è in grado anche di ridurre pigmentazioni della pelle come, per esempio, quelle legate all’avanzare dell’età su viso, mani e collo; in questo caso l’energia luminosa dapprima scurisce le macchie che, nel giro di circa due settimane, si desquamano e lasciano il posto a pelle rigenerata. La luce pulsata viene inoltre utilizzata per la distensione delle rughe. 

Acne: alcuni centri specializzati utilizzano la luce pulsata anche per il trattamento dell’acne con buoni risultati.

 

 

Effetti Collaterali

L’utilizzo della luce pulsata genera un leggero pizzicore nel momento del trattamento e può provocare arrossamento della zona trattata per una durata anche di qualche giorno; questo effetto è comunque transitorio e innocuo.

 

Controindicazioni

Un trattamento con luce pulsata non è consigliato se le zone da trattare presentano eczemi, escoriazioni, ferite, o infezioni virali come quelle da Herpes.

Inoltre, è bene che non si sottoponga a questo tipo di trattamenti chi assume farmaci che fotosensibilizzano la cute – come la pillola anticoncezionale e alcuni antinfiammatori e – e chi ha la pelle abbronzata. 

Il trattamento è sconsigliato alle donne in gravidanza. 

Si trovano in commercio piccoli depilatori a luce pulsata che possono essere utilizzati a casa: poiché sono piuttosto costosi, è bene sapere che i loro risultati non sono paragonabili a quelli di un trattamento professionale e che la depilazione ottenibile con il loro utilizzo in gran parte non è definitiva